Cervicale e mal di testa: quando sono lo stesso problema
Sì, e più spesso di quanto si pensi. Ma non tutti i mal di testa vengono da lì.
Come si riconosce
Un mal di testa che nasce dal collo ha di solito alcune caratteristiche ricorrenti. Non sono una diagnosi, ma sono un buon indizio.
- Parte dalla nuca o dalla base del cranio e sale verso la fronte o l’occhio.
- Sta quasi sempre dallo stesso lato, e quel lato non cambia da un episodio all’altro.
- Peggiora tenendo il collo fermo a lungo, o dopo una giornata al computer.
- Si accompagna a rigidità: girare la testa dalla parte del dolore riesce meno bene.
- Certi movimenti o certe posizioni del collo lo scatenano in modo abbastanza prevedibile.
Perché succede
Le prime vertebre cervicali e i nervi che innervano la parte posteriore della testa condividono, nel midollo, la stessa zona di ingresso delle informazioni provenienti dal viso e dal cranio. Il cervello riceve i segnali e non sempre indovina da dove arrivano.
Il risultato pratico è che un problema del collo può presentarsi come dolore alla tempia, dietro l’occhio, o alla fronte, cioè lontano dal punto che lo produce. È lo stesso principio per cui il dolore si irradia altrove in altre parti del corpo.
Quando invece non è la cervicale
Molti mal di testa non c’entrano niente con il collo, e trattare il collo in quei casi serve a poco. L’emicrania, per esempio, ha un funzionamento suo: pulsa, spesso dà fastidio a luce e rumore, a volte porta nausea, e può presentarsi senza alcun problema cervicale.
Anche qui, come per la schiena, alcuni segnali chiedono un medico e non un terapista manuale: un mal di testa improvviso e violentissimo, il peggiore mai avuto; uno accompagnato da febbre alta e collo rigido; uno con disturbi della vista, della parola o della forza; uno comparso dopo un trauma cranico; o un mal di testa nuovo che cambia carattere rispetto a quelli che conoscevi.
Se la testa ti fa male spesso e non hai mai fatto valutare la cosa, il punto di partenza è il tuo medico. Il trattamento manuale ha senso dopo, quando si sa di cosa si sta parlando.
Cosa si fa qui, se è il collo
Si valuta la mobilità delle prime vertebre e lo stato della muscolatura suboccipitale, quella piccola fascia alla base del cranio che nelle cefalee cervicali è quasi sempre coinvolta. Si guarda anche la mandibola, perché chi digrigna di notte porta lì una parte della tensione.
Il lavoro manuale scioglie quello che è teso e restituisce movimento dove si è ridotto. Nei casi in cui il collo è troppo irritato per un lavoro diretto si comincia dalla terapia cranio-sacrale, che chiede pochissimo al tessuto.
Poi arriva la parte che conta a distanza di mesi, ed è la meno spettacolare: cosa fa il tuo collo per otto ore al giorno. Se la risposta è «lo stesso identico angolo davanti a uno schermo», il dolore torna qualunque cosa si faccia sul lettino.
Dove porta
I trattamenti che c’entrano.
Se dopo aver letto pensi che uno di questi faccia al caso tuo, la pagina dedicata dice per chi ha senso e come si svolge una seduta.
- Osteopatia strutturaleTrattamento manuale di articolazioni, muscoli e legamenti per restituire mobilità dove si è persa. Si parte dal dolore, ma si lavora sulla catena che lo ha prodotto.
- Terapia cranio-sacraleTecnica manuale a pressione minima su cranio, colonna e bacino. Indicata quando il corpo è troppo irritato o troppo in allerta per tollerare un lavoro diretto.
- Ginnastica posturale, in palestra e in acquaPercorso di esercizi in piccolo gruppo, in palestra o in piscina termale ad Agliano Terme. Serve a rendere stabile quello che il trattamento manuale ottiene in seduta.Agliano Terme
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